Centro di Aiuto alla Vita Benevento - ONLUS
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L’aborto chimico, crudele inganno per la donna

 In Italia si vendono ogni anno dalle 300.000 alle 500.00 confezioni di pillole Norlevo, delle quali oltre la metà sono acquistate da giovanissimi e che in alcuni “Pronto soccorso” la domenica notte fino alla mattina c’è la fila di giovanissime che vi si reca, per chiedere la ricetta medica, o per la preoccupazione dopo aver assunto le pillole.

In merito alla cosiddetta pillola del giorno dopo è utile ricordare che nel caso di fecondazione avvenuta si tratta di un abortivo e che nel computo del Ministero della salute questi aborti non sono inclusi nei dati ufficiali

 

 

La metà delle confezioni Norlevo è acquistata da minorenni!

Anche a Benevento è ormai approdata la famigerata pillola RU486, il “pesticida umano”altro baluardo dei sedicenti fautori del progresso che elimina il bambino per asfissia.

Un nuovo e più sofisticato strumento di morte dell’essere più debole e innocente, il bambino nel grembo materno, ora è a disposizione della donna. Per ridurre in lei il trauma dell’aborto chirurgico attraverso un mezzo “meno invasivo” del metodo Karman, così assicurano i sostenitori della libertà di aborto.

Pur volendo sorvolare sul fatto, niente affatto trascurabile, che non si capisce dove sia questa minore invasività della RU486 visto che la sua azione dura da 3 a 15 giorni, con forti dolori all’addome accompagnati da pericolosissime emorragie, nausee e vomiti fino all’espulsione dell’embrione che la donna dovrà riconoscere nel water, (“Era una sostanza piccola di un colore vivo come quello del fegato. Era in mezzo al sangue. L’ho guardato a lungo. Non so dire quello che si prova, perché non ci sono parole” da una testimonianza),ci si chiede se coloro che sostengono questo metodo abortivo amano veramente la donna che dicono di tutelare e fino a che punto la loro battaglia sia disinteressata.

Per comprenderlo basti considerare che la pillola è voluta dalle multinazionali farmaceutiche che già in Europa hanno venduto milioni di confezioni e che in Italia vedono aperto un nuovo lucrosissimo mercato.

Dietro a queste potenti lobby economiche spesso si nasconde l’oscura mano della massoneria e di neo-maltusiani da sempre impegnati nelle campagne internazionali di chiaro stampo anti-vita di contraccezione e aborto.

Strumenti di questi poteri, non si sa fino a che punto consapevoli, sono poi i sostenitori della libertà di aborto che, in spregio ad ogni evidenza scientifica circa la dignità umana dell’embrione, hanno come principale obiettivo il trionfo dei loro schemi ideologici.

Il ragionamento di questi ultimi, quand’anche fosse disinteressato, è debole, superficiale e ingannevole.

Illudono la donna convincendola  che una semplice pillola possa ricacciare dalla sua coscienza i sensi di colpa per l’uccisione del figlio, salvo poi dileguarsi proprio nel momento in cui ella, una volta abortito, si ritroverà a vivere la fase più devastante della sua vita: l’esperienza del post-aborto. 

Allora la donna, con la morte dentro, resta spesso terribilmente sola a macerare nel rimorso e nella disperazione le conseguenze del suo atto.

Questi effetti, che la psicologia definisce “sindromi post – aborto”, vanno dai sensi di colpa ai forti stati depressivi che possono condurre, come confermano seri studi internazionali, anche al suicidio.

Autentiche tragedie vissute da migliaia di donne che hanno abortito volontariamente i cui effetti spesso non si placano senza che una mano amica le aiuti a risorgere.

“Il Dono”, “Fraternità Rachele”, sono solo alcune delle realtà associative cattoliche appositamente sorte per accompagnare la donna che ha abortito in un percorso di liberazione (possibile solo nell’abbandono alla Misericordia infinita di Dio) dall’angoscia in cui è caduta anche grazie ai consigli dei falsi amici. La presenza di queste associazioni fornisce il senso della vastità di questa autentica patologia della psiche e dello spirito.

Purtroppo coloro, anche tra cattolici, che evocano il “dramma della donna”, magari in buona fede, spesso non sanno di cosa parlano.

Essi credono che sia legato al peso di un bimbo non voluto, a una maternità che non si riesce ad accettare, ai condizionamenti esterni. Da qui il suggerimento della sciagurata soluzione, tanto sbrigativa quanto meno impegnativa (ovviamente per i falsi amici) dell’aborto legale, meglio se con una pillola.

Dunque è l’aborto procurato, chimico o chirurgico poco importa, e non certo una maternità e un figlio a provocare le peggiori conseguenze – le terribile sindromi post-aborto, appunto - sulla sua salute. E che la soluzione dell’aborto legale, consentito dalla legge 194 proprio per salvaguardare la salute psicofisica della donna, è falsa ed ipocrita. 

 

Carlo Principe - Presidente del CAV di Benevento

 

RU 486: il pesticida umano

Come agisce la RU-486

Ru-486Il mifepristone, di cui è composta la RU-486, è una sostanza antiprogestinica in grado, cioè, di contrastare l’attività del progesterone, l’ormone che favorisce la gravidanza. Il mifepristone, una volta assunto, si lega alle cellule dell’utero della parete muscolare e dello strato interno, l’endometrio; con questo processo viene provocato il distacco della membrana esterna del prodotto del concepimento, detta chorion, alterando i capillari sanguigni di quest’ultima. Ha inoltre un effetto sulla muscolatura uterina, che acquisisce maggior capacità di contrarsi. In alcuni casi, già dopo la somministrazione orale del mifepristone si può verificare, entro uno o due giorni, una perdita di sangue analoga a quella mestruale, accompagnata dall’espulsione dell’embrione contenuto nelle sue membrane.
Nella stragrande maggioranza dei casi, affinché si completi l’aborto farmacologico è necessario che la donna assuma, due giorni dopo la somministrazione della RU-486, un secondo farmaco: il misoprostolo. Quest’ultimo è una prostaglandina, che si somministra oralmente, e che ha il compito di determinare la dilatazione del collo dell’utero e di provocare le contrazioni che consentono di espellere il feto.

RU 486 - il pesticida umano
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Agghiacciante esperienza di una donna che ha assunto la pillola abortiva

e poi dicono che la RU 486 rende l'aborto semplice come bere un bicchier d'acqua...

Embrione di 6 settimane espulso con la pillola RU486

La giovane donna in questione fu la prima paziente che si sottopose alla sperimentazione dell’aborto tramite Ru486 negli Stati Uniti, presso l’ospedale di Des Moines in Iowa; ella non se ne dichiarò pentita. La donna, 30 anni, con un marito e due figli, era terrorizzata dall’aborto chirurgico a causa di una brutta esperienza vissuta da una sua amica:

«Sono stata per la prima volta a Des Moins. Tutti erano molto eccitati mercoledì quando mi è stata somministrata la prima dose di farmaci. Scherzando dicevo che ci sarebbe dovuta essere una cerimonia col taglio del nastro. Loro continuavano a dirmi che stavo facendo la storia. In un paio d’ore ho cominciato a provare nausea, ho tirato avanti per tre giorni e sono andata a lavorare. Per fortuna c’è una saletta per riposarsi nel mio ufficio; mi muovevo un po’ più piano. Di norma sono sempre molto su di giri ma per quei tre giorni non lo sono stata. Mi sembrava come se avessi mangiato del cibo avvelenato.

Sono tornata di venerdì e ho preso la seconda dose di farmaci; dopo cinque minuti ho cominciato a sentire dei crampi un po’ meno forti di quelli delle mestruazioni. Dopo due ore i crampi sono diventati più forti e ho cominciato ad usare un cuscinetto riscaldante sulla pancia. Sono andata nella stanza di riposo; quando però ho provato ad alzarmi mi sentivo come se mi avessero aperto un rubinetto. C’era un continuo flusso di sangue e poi mi è passato un grumo di sangue della grandezza di una pallina da golf, che mi ha terrorizzata.

Pensavo che fosse il feto. I crampi sono rimasti stabili. Negli ultimi quindici minuti della mia visita mi sentivo sdoppiata e l’emorragia era molto pesante, più di quella mestruale. Mia madre mi ha portato a casa; in quel momento sanguinavo molto e ho avuto la diarrea. Mi ha fatto tornare in mente il modo in cui sanguini dopo il parto. Forse una donna che non ha partorito potrebbe essere un po’ più rilassata.

Ho abortito alle 6.30 di venerdì notte. L’ho sentito cadere nella tazza. Sembrava come un grumo di sangue.

Ho gridato quando mi sono resa conto che era uscito, in parte perché mi sentivo sollevata, in parte perché mi sentivo triste. Capii che era finita».

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